Benvenuti a Gallipoli

Gallipoli è una città isola situata sulle coste dello Ionio.Per la sua bellezza fu chiamata GALLIPOLIS dal greco KALE’ POLIS (città bella).


Il ponte secentesco separa il borgo antico dal borgo nuovo.


La città vecchia è recintata nelle antiche mura dove la presenza di una architettura di un notevole impegno, di palazzi con una nota di inaspettata eleganza, di chiese colme di opere d’arte sono la viva testimonianza di un passato ricco di storia.


Tutto questo rappresenta un’attrazione turistica proprio come il suo mare azzurro, gli eventi estivi, le feste patronali e l’immancabile gastronomia salentina ricca di antichi sapori e profumi.

Storia

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Panorama dell’isola

(LA)«Urbs Graia Kallipolis»(IT)«Città Greca Gallipoli»
(Pomponio Mela)

La storia cittadina è molto fitta. In località Torre Sabea vi era un antico e importante villaggio neolitico del quale sono rimasti chiari segni archeologici, benché coperti da uno strato di sabbia. I dati faunistici e paleobotanici e il materiale archeologico compresi i segni di vegetazione commestibile (frumentoorzo, …) o di focolari incisi sulla roccia, dimostrano che la comunità del villaggio apportava modifiche al suo habitat, in funzione dell’utilità che ne poteva trarre per il vivere più civile: colture dei terreni, pascoli di capro-ovini. Né la comunità si lasciava sfuggire lo scambio per via mare dell’ossidiana proveniente dalle isole Eolie. Lo stemma di Gallipoli si compone dell’immagine di un gallo con la corona e di una scritta che recita “fideliter excubat” (vigila fedelmente). La leggenda narra che il gallo avrebbe impresso con la propria immagine lo scudo di Idomeneo di Creta, l’eroe che si crede fondatore delle città di Lecce e di Gallipoli.[17]

Altri pensano che la città originaria sia stata la messapica Alezio, e che in quel tempo lo scoglio su cui è posta Gallipoli servisse da stazione per i pescatori, che edificarono qualche casetta senza ordine per ripararsi. In effetti tutte le città messapiche erano collegate tramite tracciati stradali ai loro approdi portuali: Alezio era collegata a Gallipoli, Ugento a Torre San GiovanniNardò a Santa Maria al Bagno a cui forse era collegata la stessa Manduria. In seguito alla distruzione di Alezio, con l’accrescere della popolazione e degli artigiani, Gallipoli divenne una città. La tortuosità delle strade del centro storico sembra confermare questa teoria[18]. L’impianto urbanistico della città vecchia è dovuto anche a motivi militari e climatici (la tortuosità delle strade è un’ottima difesa contro le truppe nemiche e i venti dominanti) inoltre si è sfruttato ogni centimetro quadrato disponibile pur di poter edificare entro la cinta muraria; infatti nel centro storico non esistono vere e proprie piazze ma al più qualche slargo. Si possono vedere ancora oggi gli antichi cardo e decumano il cui congiungimento si ha proprio nell’attuale piazza duomo situata dove è presente la grande cattedrale barocca dedicata a Sant’Agata. L’area corrisponde alla parte più alta della città, dove anticamente sorgeva l’agorà cittadina.

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Panorama dell’antico Porto di Gallipoli

Altre fonti attribuiscono le origini della città ad altri eventi. Plinio il Vecchio, ad esempio, induce a dedurre che i Galli Senoni si siano insediati nel territorio[19]; più credibile pare quella attribuita ai Messapi: è certo che Gallipoli fece parte della Magna Grecia controllando un vasto territorio da Porto Cesareo fino al Capo di Leuca. Nel 265 a.C. a fianco di Taranto e di Pirro, si scontrò con Roma subendo una sconfitta che la relegò a colonia romana fino a diventare “municipium”.[20]

Si ritiene che il fondatore di Gallipoli sia il cretese Idomeneo essendovi sbarcato nel 1150 a.C. con la sua nave. Nel 1593, durante la ricostruzione delle mura occidentali fu ritrovata una stele marmorea con caratteri greci dove si diceva che Idomeneo aveva scelto come stemma il gallo coronato, dipinto sul suo scudo. Inizialmente il nome era “Graxa” che i messapi chiamavano “Anxa”. Il nome “Graxa” è indicato sulla mappa di Soleto e sulle monete coniate a Gallipoli in epoca magno-greca. Ricostruita qualche secolo più tardi, nell’VIII secolo a.C., dallo spartano Leucippo, adottò il nome di “Kallipolis” (città bella).

Importante avamposto romano dopo la sua conquista nel 265 a.C. fu, per la sua posizione strategica sullo Ionio, luogo di stanziamento della XII Legione, con anche la costruzione di una fortezza sul luogo dove sorge l’attuale castello. A Gallipoli si ebbe il commercio della porpora grazie ai suoi fondali molto pescosi e attestato dalla presenza sull’Isola di Sant’Andrea dei resti di un edificio eretto appositamente per questa pratica. Nel museo diocesano sono presenti due grandi epigrafi tombali di epoca romana e una di queste si riferisce a Giulio Laio comandante della XII legione. Di epoca greco-romana sono le terme andate distrutte durante le invasioni barbariche nella prima metà del 400 d.C. che sorgevano nel luogo chiamato “Funtaneddhe” anticamente conosciuto anche come “Corciri”.

Agli inizi del Medioevo fu quasi certamente saccheggiata dai Vandali e dai Goti. Ricostruita dai Bizantini, Gallipoli conobbe un periodo di floridezza sociale e commerciale, sfruttando la sua posizione geografica. Durante il Medioevo appartenne alla Chiesa di Roma e fu teatro di durissimi scontri con il monachesimo greco, il cui ricordo si conserva ancora nell’Abbazia di San Mauro, i cui ruderi sono visibili sulla serra che da est guarda alla città.Il distretto di Gallipoli

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Dal 476 fino al 538 fu sotto il dominio Ostrogoto e rimase in mano bizantina per vari secoli. Dopo numerose incursioni sempre respinte, gli Arabi la espugnarono nel 915 e qui rimasero fino al 945. Riconquistata dai Bizantini, furono tolte via tutte le tracce della precedente occupazione e in questi anni si ha la prima grande opera di ristrutturazione e rafforzamento del Castello.

Nel 1055 subì dapprima un attacco e poi un assedio dall’esercito di Roberto il Guiscardo che però dovette ritirarsi sconfitto nel 1056.

Nel 1132, dopo un anno di assedio, fu occupata dai Normanni, i quali incisero questo anno sull’architrave del castello ed è visibile ancora oggi con accanto l’anno 1320. Verso la fine del ‘200 il Regno di Napoli passò dagli Svevi agli Angioini, ma a causa del malgoverno di questi ultimi scoppiarono ribellioni in tutto il Regno e lo stesso Corradino di Svevia cercava di riprendere il comando. Corradino venne imprigionatoe decapitato e 33 baroni alleati dello svevo si rifugiarono a Gallipoli. Scoperto il loro nascondiglio, Carlo d’Angiò decise di mettere sotto assedio la città e finalmente espugnata nel 1265 i 33 baroni furono impiccati nel cortile del castello gallipolino. Per vendicarsi del torto subito, Carlo fece distruggere la città e i suoi abitanti si rifugiarono nei paesi vicini. Dopo vari anni con l’incoronazione nel 1309 di Roberto d’Angiò (nipote di Carlo) si diede inizio alla ricostruzione della città ed egli stesso assistette ai lavori, avendo soggiornato a Gallipoli nella Corte dei Regi, nel convento della Chiesa di San Francesco di Paola. Roberto fece ritorno il 25 settembre 1327, fece visita al governatore Simonetto De Brasia e con un decreto regio dello stesso giorno diede il via libera ai gallipolini di costruire la prima tonnara.Antonio Guardi Jacopo Marcello ordina l’assalto di Gallipoli

Il 16 maggio 1484 apparve al largo della rada di Gallipoli una flotta di 70 navi da guerra venete. Dopo il rifiuto di una resa senza combattere e giurata la fedeltà al Re di Napoli, sbarcarono 7000 soldati che iniziarono a schierarsi dall’altra parte del ponte, ma il castellano impedì loro di accamparsi tenendoli lontani dalla città e dal castello per tutta la mattinata. Tuttavia durante la notte l’esercito veneto finì l’accampamento e all’alba del 17 iniziarono i combattimenti nei quali fu ucciso con un colpo di bombarda il generale della Repubblica di Venezia Jacopo Marcello. Rimasti senza un comandante, i veneziani furono sul punto di abbandonare il campo di battaglia, ma Domenico Malipiero, prese il controllo della situazione guidando il secondo assalto il giorno dopo, nel quale abbatterono il Bastione di San Luca fermati però dopo un accanito combattimento con i gallipolini. Scoperti i soldati e gli aiuti militari inviati durante la notte da Nardò e Lecce, la mattina del 19 riprese l’assalto alla città e dopo 8 ore di combattimento la città fu espugnata con una strage di gente comune, fermata però dallo stesso Malipiero. In seguito alla Pace di Bagnolo, Gallipoli ritornò agli Angioini dopo pochi mesi. (Pietro Curneo, De bello ferrariensi commentarius etc. In L. A. Muratori, Rerum italicarum scriptores etc. C. 1.217, t. 21. Milano, 1732).

Nel 1495 durante la guerra tra Carlo VII e Federico d’Aragona nei pressi di Bari, la moglie di Federico, Isabella di Castiglia, si rifugiò a Gallipoli per volere di suo marito. Il 4 aprile Isabella fu accolta a braccia aperte, ricompensando una volta diventata regina, Gallipoli e i suoi abitanti con privilegi e concessioni. In una lettera inviata al comune di Gallipoli definì i gallipolini “Magnifices et nobiles viri nostri dilectissimi”.

Nel 1501 con la spedizione nel Regno di Napoli di Ferdinando il Cattolico contro Federico d’Aragona, Gallipoli subì l’assedio del Gran Capitano Gonzalo Fernandez De Cordoba. Quando la vittoria era ormai in mano a Gallipoli, Taranto si arrese e il castellano Sancio Rocci vedendo totalmente precaria la possibilità di un’altra resistenza in caso di altri eventuali assalti dato che il castello era quasi rimasto senza munizioni, si arrese al Gran Capitano. Quando i francesi ritornarono in Terra d’Otranto per riconquistare Gallipoli nel 1523, furono sconfitti e inseguiti dai gallipolini, per essere poi definitivamente battuti nel luogo anticamente chiamato Pergolàci e lì fu costruita la chiesa di Santa Maria della Vittoria. Con questi ultimi entrò a far parte del Regno di NapoliFerdinando I di Borbone avviò la costruzione del porto che divenne nel Settecento la più importante piattaforma olearia del Mediterraneo per il commercio dell’olio lampante. Nel 1544 una nave turca a causa del maltempo improvviso trovato al largo durante la notte, si incagliò sull’isola di Sant’Andrea. Accampatisi sul punto dove ora sorge il faro, schiavi e soldati aspettavano il soccorso delle altre navi che avrebbero dovuto prelevarli. La mattina successiva i gallipolini spaventati da tutti quei nemici, si armarono e chiesero il permesso al castellano di poterli attaccare. Ottenuto l’assenso, sbarcarono ben 200 gallipolini compreso il figlio del castellano, Cesare de Azzia. In un accanito scontro ancora senza vincitori, il gallipolino Francesco Valdeverano con un colpo di cannone fece saltare via il vessillo turco tenuto in mano da un nemico. Dunque i turchi e gli schiavi furono catturati ed inviati a Napoli, ricevendo in cambio dal Viceré il permesso di prendere tutte le merci su quella nave. (Bartolomeo Ravenna, Memorie Istoriche della città di Gallipoli).

Il 10 febbraio 1799 si scatenò una rivolta popolare capitanata dal portolano Antonio McDonald contro il governo liberale dei francesi. Furono assaliti e saccheggiati i palazzi nobiliari di Gallipoli, e i proprietari di questi ultimi vennero imprigionati nelle carceri segrete del castello dove molti di loro morirono poco dopo.

Nell’agosto del 1809 Gallipoli subì il blocco navale della marina militare inglese, poiché la città era schierata con Napoleone. L’assedio sfociò in guerra quando il 24 e il 25 di agosto gli inglesi iniziarono a cannoneggiare le mura ed il castello. In questi due giorni vennero sparati dalle navi inglesi ben 700 colpi di cannone, senza però riuscire a conquistare la città.

Il distretto di Gallipoli fu una delle suddivisioni amministrative del Regno delle Due Sicilie, subordinate alla provincia di Terra d’Otranto, soppressa nel 1860 con l’annessione al Regno di Sardegna. Fu costituito con la legge 132 del 1806 “sulla divisione ed amministrazione delle province del Regno”, varata l’8 agosto di quell’anno da Giuseppe Bonaparte.Particolare di un frantoio gallipolino

Il distretto era suddiviso in successivi livelli amministrativi gerarchicamente dipendenti dal precedente.[21]. Al livello immediatamente successivo, infatti, individuiamo i circondari, che, a loro volta, erano costituiti dai comuni, l’unità di base della struttura politico-amministrativa dello Stato moderno. A questi ultimi potevano far capo i villaggi, centri a carattere prevalentemente rurale. I circondari del distretto di Gallipoli ammontavano a tredici: Gallipoli, ParabitaCasaranoAlessanoGaglianoPresicceTricaseRuffanoUgentoPoggiardoMaglieNardòGalatone.

Gallipoli nell’opera di Plinio il Vecchio

Plinio il Vecchio

Lo storico gallipolino ed umanista Stefano Catalano in una lettera rivolta al filosofo Giovan Battista Crispo, ammette di provare un certo imbarazzo leggendo il testo di Plinio il Vecchio.

«…in ora vero Senonum, Callipolis, quae nunc est Anxa…»
(Citazione nella Naturalis historia)

L’interpretazione di questa citazione è stata oggetto di numerosi studi: Giovanni Arduino vuole che si legga in ora senum Callipolis, poiché i Senoni giunsero a Roma e difficilmente nella zona meridionale d’Italia. Assunsero atteggiamento analogo altri storici come Antonio de FerrariisFilippo Cluverio. Nell’opera di Bartolomeo Ravenna Memorie istoriche della città di Gallipoli, si parla di un anonimo milanese il quale preferisce leggere la proposizione pliniana come in ora sinus Callipolis a differenza di Cluverio in ora Salentinorum Callipolis, ossia Gallipoli nel golfo dei Salentini. Molto probabilmente quel senonum presente nella Naturalis historia è stato un errore dei copisti o una abbreviazione dello scrittore stesso per indicare il Salento. Vi furono però storici come Polibio, che appoggiarono la tesi di Plinio ammettendo che veramente i Senoni approdarono alle spiagge di Gallipoli. Appiano di Alessandria scrisse che la perla dello ionio era in passato abitata dai greci e dai Galli senoni, una popolazione celtica.

Simboli

Stemma civico
Gonfalone civico

Descrizione dello stemma:

«Lo stemma raffigura un gallo coronato che reca tra le zampe un cartiglio con la scritta latina “FIDELITER EXCUBAT” »

Descrizione del gonfalone:

«Il Gonfalone è costituito da un drappo perimetrato di azzurro, che porta in alto la scritta dorata CITTÀ DI GALLIPOLI; al centro, in campo rosso, vi è una corona a cinque torri, sotto la quale si trova lo scudo azzurro, al cui interno è riprodotto lo stemma civico. Lo scudo è incorniciato a sinistra da una fronda di alloro e a destra da una fronda di quercia con sottesa una lista bifida dorata.»

Lo stemma gallipolino ha origine dal gallo dipinto sullo scudo di Idomeneo di Creta che dopo la guerra di Troia fondò la città nel 1150 a.C. La più antica rappresentazione del motto cittadino è contenuta in un atlante edito a Colonia da Braun e Hogemberg nel 1572 su disegno del gallipolino Giovanbattista Crispo. Oltre al disegno della città con tutte le sue fortificazioni e il territorio circostante, abbiamo lo stemma con il gallo coronato, recante la scritta latina: “NEC ANIMUS FATO MINOR” (L’animo non è minore del destino). Nel ‘700 il gallo appare d’oro con il motto attuale “FIDELITER EXCUBAT” (Fedelmente sorveglia). D’oro è anche sulla pergamena donata alla città dal comandante del piroscafo “Gallipoli” il 7 gennaio 1899.